Soverato, la politica e le polpette. Come e perché è caduta la giunta Alecci

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Basta guerre fasulle e liste frankenstein!

Non sono in possesso di confidenze e rivelazioni scottanti sulla crisi soveratese. Non ho parlato con nessuno né della maggioranza né della opposizione e scrivo questo articolo prima di eventuali conferenze stampa, per non farmi influenzare da un clima di guerra idiota, che già aleggia sulla città, e che rischia di portarci ad un terzo patatrac.

 Sarebbe un record poco invidiabile che metterebbe la città in ginocchio ancora per un lungo periodo.

Ritengo che interpretare il dibattito politico sulla crisi profonda che attraversa la città come una guerra personale sia l'errore più grave e più stupido che possiamo commettere.

Non voglio ritrovarmi costretto a schierarmi in una inutile guerra (giovani contro vecchi, partiti contro movimenti,Tizio contro Caio). E, neanche nella solita finzione: centro destra contro centro sinistra oramai diventata poco chiara e addirittura incomprensibile.

Non voglio ritrovarmi costretto a scegliere una lista di pacchetti di voti di preferenza contro altre liste fatte di pacchetti di voti di preferenza.

Penso che in tutti gli schieramenti ci siano energie utili alla città. E che la crisi non sia stata questione di giovani e vecchi né di partiti e movimenti né di Tizio contro Caio, ma della mancanza di una scala di valori comune, della mancanza di un progetto chiaro e condiviso, di una lista frankestein fatta mettendo insieme pacchetti di voti e clientele.

Penso anche che, in questo contesto ed in queste condizioni, anche le altre liste (eventualmente vincenti) avrebbero potuto fallire. Anche se bisogna ammettere che qui, in tanti, a partire dal sindaco, per fallire ce l'hanno messa tutta.

Mi chiamo fuori anche dall'utilizzo di dietrologie e pettegolezzi su retroscena più o meno credibili,  Le motivazioni della bocciatura espresse nelle dimissioni sono enormi. Bastano e avanzano. Ma non chiariscono come si è arrivati a questo punto.

Penso che sia arrivato il momento per ogni onesto soveratese di dare un contributo alla rinascita della città. E quindi cerco di dare il mio.

Imparare dalle polpette

Un progetto politico/amministrativo è come una polpetta e chiedo scusa per la metafora irriverente.

Ci vuole un'idea chiara e condivisa una motivazione per cui ci si mette ai fornelli (il pranzo per ricchi annoiati o squali affamati, dar da mangiare alla famiglia, soddisfare il bisogno di alimentazione della propria comunità). Oppure uno o più soggetti che ti incaricano di farlo e farlo in un certo modo (un mandato chiaro)

Ci vuole la ricetta giusta scelta insieme e accettata dai commensali.

Ci vogliono ingredienti di qualità (freschi o stagionati a seconda dell'uso che se ne deve fare, ma non marci non difettosi e non indigesti).

Ci vogliono uova o qualcos'altro per tenere tutto assieme ed infine la giusta ed attenta cottura.

Naturalmente ci vuole un cuoco.

Risulta evidente che se manca qualcosa o qualcosa non è di buona qualità, la polpetta vien male. Magari si disfa mentre la cucini. E comunque è indigesta, di sapore cattivo e ti rimane sullo stomaco. E più cose mancano o più scarsa è la qualità, più la polpetta fa schifo.

Se torniamo al progetto amministrativo ci vuole:

- Un obbiettivo comune e condiviso, un mandato che ci assumiamo o che la comunità ci richiede (il motivo per cui ci mettiamo ai fornelli);

- Un programma elaborato insieme (la ricetta);

- Dei candidati, giovani o vecchi non importa, purché di qualità e adatti per il compito da realizzare (gli ingredienti). Magari scelti con elezioni primarie (il mandato);

- Ci vogliono dei valori condivisi, delle regole ed un metodo comune, ci vuole l'abitudine a lavorare insieme per amalgamare la squadra (la cottura).

- Ed infine qualcuno che coordini il tutto (il cuoco).

In poche parole ci vuole la politica. 

Che non può essere un covo di fannulloni delinquenti o un metodo di arricchimento personale, ma l'arte difficile di governare una comunità.

Un lavoro duro e complesso che una volta facevano i partiti e i movimenti. E all'interno di partiti e movimenti singole persone particolarmente dotate (cuochi veri)

La polpetta di Ernesto

Anche ad essere particolarmente buoni e generosi non si può non ammettere che la polpetta di Ernesto, non parliamo per adesso delle altre polpette, era proprio di scarsa qualità e quindi si è disfatta durante la cottura.

In particolare:

- Non c'erano obbiettivi chiari, comuni e condivisi.

- Era oscuro e confuso il mandato. Destra? Sinistra? Riedizione della vecchia amministrazione Mancini. Rinnovamento e di che?

- Non c'era un programma elaborato assieme e accettato da tutti, non c'era un metodo e valori comuni.

- Il candidato a sindaco era cambiato, nel corso dell'ultimo mese e dopo essere stato presentato ufficialmente, per ben tre volte…

- Non c'erano candidati a consigliere ma solo pacchetti di voti in cerca di poltrone e relative prebende.

- Forse c'erano degli accordi. Ma se c'erano, erano segreti e non li conosciamo. E comunque accordi segreti si fanno per cose da nascondere. Schifezze.

E non parliamo dei cuochi… almeno per adesso. Tra di loro non c'erano forse i responsabili della situazione da incubo in cui si trova la cucina… pardon la città?

Una città che vuole rinascere.

Una città generosa pronta a dare la fiducia a chicchessia e sperare nel miracolo… a sperare perfino nei ciucci che volano.

Ma è perfino più facile che i ciucci volino piuttosto che un manipolo di navigati marpioni, camuffati dietro a giovanotti, con sostanziosi pacchetti di voti, ma senza alcuna formazione politica, possano salvare la città dallo sfascio in cui loro stessi l'hanno affossata.

Una città che ha avuto altri momenti difficili ed è riuscita a sollevarsi e rinascere.

Una città ancora riconosciuta motore di un comprensorio, ricco di arte storia, natura ed energie ancora non utilizzate. Un comprensorio che da lei si aspetta un'azione di traino verso la fine della crisi. Verso una modernizzazione sostenibile e condivisa.

Una città che deve ritrovare il senso della gravità del momento e mettere in campo le energie migliori.

Una città che ritrovi la forza e la voglia di pedalare, in direzione ostinata e contraria rispetto a questi ultimi anni, senza peraltro rinunciare a volare.

Cominciando a imparare a fare le polpette. Non tante. Una ma buona.

Mimmo Loiero

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