A chi interessa l'ospedale di Soverato?

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ospedale-soveratoUn ospedale per una piccola comunità è una risorsa importante. Prima di tutto dal punto di vista dei cittadini "pazienti" bambini, giovani anziani, donne uomini che hanno la possibilità di cure ed interventi molto rapidi (che a volte salvano la vita) ed in qualche modo "personalizzati" vista anche la collaborazione che la vicinanza della famiglia e delle persone care può svolgere nel percorso di cura. Ma è una risorsa anche dal punto di vista economico. Solitamente vi lavorano centinaia di persone e, spesso, rappresenta la più grande azienda della comunità.

Leggi anche la testimonianza di una turista sull'ospedale di Soverato

Un ospedale è anche importante come patrimonio culturale se promuove oltre ad azione di cura e prevenzione anche conoscenza scientifica e tecnica. Per una città con vocazione turistica addirittura un ospedale può rappresentare un vero e proprio catalizzatore di presenze, un punto di forza, una pubblicità continua. Alle famiglie che vanno in vacanza, soprattutto se con bambini o anziani piace soggiornare in posti dove questo servizio è più efficiente e sviluppato. E se si trovano bene ne parlano bene.

 

Tutto questo ragionamento è valido però solo se l'ospedale di cui si parla è veramente un ospedale e non un mercato di posti, stipendi e potere, Quando è così, un ospedale diventa una jattura per tutti: pazienti, economia locale, turisti... ed è meglio chiuderlo.

A Soverato abbiamo un ospedale. In questi tempi di vacche magre e di necessità di aggiustare i conti pubblici, si parla di chiuderlo o ridimensionarlo. Le amministrazioni comunali negli anni passati non si sono curati molto del problema. A parte strenue e nobili iniziative individuali non ci sono state strategie e programmi politici per ripulirlo, rafforzarlo, renderlo più efficiente ed accogliente.

A noi di Soverato è viva, questo problema sembra molto importante e vorremmo che fosse parte importante del dibattito elettorale. Con gli addetti ai lavori, certamente, ma anche e soprattutto con i cittadini destinatari del servizio.

Ma come è l'ospedale di Soverato? Per raccontarlo bene ci vorranno analisi, statistiche, numeri che, mi auguro , arriveranno, dal contributo degli addetti che hanno a cuore questa realtà e che vorranno contribuire a cambiarla. Per intanto pubblichiamo questo racconto di una turista che abbiamo recuperato su uno dei siti web più seguiti "www.ciao.it" sotto la categoria di "viaggi" e con il titolo di "incontro con la malasanità"

A dispetto del titolo la testimonianza racconta un episodio tutto sommato finito bene e senza particolari vicissitudini per la protagonista. La mia personale esperienza, raccontata in diversi articoli scritti in questi anni, è molto più dura. Ed altrettanto dura è l'esperienza raccontata a me personalmente da cittadini e sanitari che operano nell'ospedale.

Questo dimostra che il nostro livello di accettazione delle inefficienze della sanità si è abbassato oltre ogni limite e che la strada che dobbiamo fare, se vogliamo cambiare , in questo settore, è veramente lunga. Altro che cento passi!

Incontro con la malasanità

Testimonianza di Ilaria (Una turista di Ferrara) sull'Ospedale di Soverato tratta dal sito www.ciao.it


Presso l’ospedale della mia città ovvero Ferrara, mi consigliarono di trovare un nosocomio al quale rivolgermi per effettuare gli opportuni controlli a mio figlio, per verificare la guarigione della frattura. A casa mi documento tramite internet e scopro che a Soverato c’è un ospedale (la località della nostra villeggiatura si trova a pochi km di distanza), ma non sono fornite indicazioni riguardo ai reparti presenti; nel mio caso ho necessità di un servizio di radiologia ed ortopedia. Munita di alcuni numeri di telefono, comincio a contattare prima l’azienda asl di Catanzaro: alla risposta informo il mio interlocutore che chiamo da fuori regione ed espongo il mio problema. Freddamente la signorina all’altro capo del filo mi comunica che il numero da me chiamato corrisponde all’ufficio servizi alla persona e non c’è nessuno in grado di fornirmi il recapito telefonico dell’asl; ancor prima che io possa ribattere qualcosa, mi sbatte letteralmente il telefono in faccia. Cominciamo bene! Dopo un primo istante di sgomento, tento di nuovo, contattando l’azienda ospedaliera della provincia e qui sempre raccontando la solita filastrocca mi risponde un signore dai modi spiccioli e bruschi ma, per lo meno, riesco ad avere il numero dell’ospedale in questione. E qui viene il bello, dopo una dose di scortesia, alla terza telefonata, dall’altro capo dell’apparecchio mi risponde una gioviale voce maschile. Anche in questo caso faccio presente di chiamare dall’ Emilia Romagna e chiedo le informazioni a me necessarie. Il signore dall’altra parte mi risponde proprio così: -” Signora che tempo fa li a Ferrara?”; rallegrata dal tono cordiale rispondo che qui fa molto caldo e allo stesso tempo domando come sia il clima giù in quanto presto sarò in Calabria per le vacanze. Allegramente mi dice che anche la fa bello e caldo ed esordisce con un: -”Bene signora, allora l’aspettiamo!!!” Dopo queste battute si fa molto professionale e mi aiuta veramente; addirittura mi passa l’ufficio accettazione dove mi danno tutte le dritte per effettuare le visite. Quindi potrò presentarmi all’ospedale nelle giornate di martedì, venerdì o sabato quando è attivo l’ambulatorio ortopedico, naturalmente munita delle prescrizioni della pediatra. Segno tutto accuratamente e saluto la gentile signora con il quale ho parlato. Finalmente il problema è risolto. Tutto questo accadeva il giorno 29 maggio 2009.

Il 12 giugno partiamo finalmente per le vacanze e arriviamo in Calabria dopo 15 ore di viaggio. Il giorno 16 ci apprestiamo a raggiungere l’ospedale di Soverato in quanto mi avevano informato che il martedì era uno dei giorni utili per effettuare la visita. Il nosocomio è facilmente raggiungibile, troviamo rapidamente anche un comodo parcheggio in uno spiazzo dietro la struttura stessa e ci rechiamo all’interno.
In portineria chiedo indicazioni per raggiungere il reparto ortopedico e una volta individuato mi dirigo alla ricerca del personale. Fermo una signora in divisa ma non riesco ad identificarne la qualifica in quanto non ha nessun cartellino di riconoscimento. Le chiedo come mi devo muovere e praticamente mi risponde a smorfie senza proferire parola. Mi presento allora allo sportello della radiologia e gia qui, mi accorgo che in tanti fanno i furbi non rispettando la fila delle persone in attesa. Al mio turno, sempre spiegando la mia condizione di turista, vengo gentilmente indirizzata allo sportello dell’accettazione dove devo fare la pratica per il pagamento del ticket. Scendo all’ufficio suddetto e, dopo una breve attesa, finalmente posso parlare con un operatore. Anche qui nonostante tutti siano muniti di numero salva code, c’è sempre qualcuno che si infila adducendo alla scuse più varie. L’impiegato mi spiega cortesemente che se voglio effettuare la visita in giornata, le impegnative devono essere autorizzate con la firma del medico di ortopedia altrimenti devono darmi l’appuntamento per un altro giorno. Non ho intenzione di trascorrere le ferie girando per un ospedale per cui, armata di santa pazienza, ritorno in ortopedia e cerco qualcuno a cui affidare i documenti per la preziosa firma. Probabilmente colpito dalla mia aria smarrita ma anche un po’ incavolata, si fa avanti un fisioterapista che, dopo avermi ascoltata, controlla con interesse i referti di mio figlio e gentilmente si fa carico della procedura. Dopo un po’ esce e mi dice di attendere il mio turno per ritirare gli incartamenti. Finalmente un’anima pia! Non mi rimane che ringraziarlo calorosamente.
Presto vengo chiamata in ambulatorio e qui un medico alquanto scorbutico, mi dice che non si possono effettuare le visite al bambino perché non sono ancora trascorsi tutti i giorni indicati dal referto dell’ortopedia ferrarese al fine della guarigione con successiva rimozione del tutore che immobilizza la clavicola. Faccio presente allo specialista che mio figlio indossa il bendaggio dal 26 maggio e a Ferrara, al controllo del 29 dello stesso mese hanno detto indicativamente che l’avrebbe dovuto indossare per un massimo di 22 giorni; quindi alla data del 16 luglio erano gia trascorsi 21 giorni. Il medico continua imperterrito a dire che sicuramente il bambino non è guarito, lui ne è sicuro; mi sono risparmiata di dire che aveva davanti un’ infermiera però gli avrei sinceramente chiesto se avesse i raggi x negli occhi, vista la sicurezza con cui asseriva che la frattura non era saldata. Per scoraggiarmi ha pure detto che, se volevo togliere il bendaggio potevo farlo, a lui non interessava nulla. Prima di perdere definitivamente le staffe ho ribadito che ero lì per fare effettuare gli opportuni controlli al bambino, che avevo le richieste necessarie e non sarei uscita se non con i referti in mano. Ho sottolineato inoltre che il tutore l’avrei tolto solo se ero certa della guarigione e non di testa mia, quindi in caso di esito negativo mio figlio avrebbe passato le vacanze con il bendaggio. Probabilmente infastidito dalla mia fermezza ha scarabocchiato le richieste e finalmente è partito l’iter per eseguire le visite.
Quindi sono passata di nuovo per l’accettazione dove mi ha accolto una gentile signora che poi ho riconosciuto essere quella con la quale avevo parlato al telefono da casa. Pagato il ticket siamo saliti di nuovo in radiologia e dopo le pratiche burocratiche ci hanno chiamato per la lastra. Con un sospiro di sollievo ho visto sul monitor la clavicola del mio piccolino finalmente rinsaldata. Anche lui era trepidante di sapere l’esito…Dopo una breve attesa ci rivede il medico dell’ortopedia che ad occhi bassi mi conferma la guarigione e con somma gioia di Luca viene rimosso il bendaggio. L’infermiere sfacciatamente mi chiede se il tutore è stato acquistato da me personalmente; io, desiderosa di uscire da quel manicomio quanto prima, dico che l’hanno messo al pronto soccorso della mia città, allora lo trattiene e nessuno mi toglie dalla testa che sicuramente l’avranno riciclato per utilizzarlo su qualche altro bambino. Indecente, visto che il tessuto cominciava ad essere non proprio pulito come appena messo…Tra le urla festose di Luca abbiamo finalmente concluso la nostra odissea all’ospedale di Soverato.
Per quanto la nostra esperienza non sia stata proprio positiva tutto si è risolto per il meglio ma questo grazie al fatto che essendo giovane ed istruita mi sono districata nell’iter burocratico di tutta la vicenda ed ho saputo affrontare con calma l’accaduto. Ma per altre persone non è stato così…Nei momenti di attesa mi sono guardata intorno e ho notato molte cose che non vanno. Innanzitutto l’ ospedale, nonostante sia fornito di vari reparti specialistici è molto trascurato sia a livello strutturale che di arredi. Ci sono spazi angusti, non ben areati e mancano sedie per far accomodare i pazienti nelle sale d’attesa. Il personale che ho visto lungo i corridoi e negli ambulatori è stato spesso scortese e spicciativo specie nei confronti delle persone anziane che hanno difficoltà nel comprendere e si esprimono quasi esclusivamente in dialetto; inoltre è stato quasi impossibile identificarne i vari ruoli vista la quasi totale assenza di un documento di riconoscimento applicato sulla divisa. Ho notato alcuni disservizi ad esempio, barelle o carrozzine spinte dai famigliari dei pazienti stessi; ancora nella sala d’attesa dell’ortopedia vi era un signore con un arto amputato, probabilmente diabetico che, a causa del caldo è svenuto. E’ stato soccorso dai presenti nella totale indifferenza dell’infermiere tranquillo e sorridente sulla porta dell’ambulatorio. E ancora la mancanza di privacy, nell’ambulatorio siamo entrati in più persone per cui costretti a conoscere uno i problemi dell’altro. Per fortuna non era uno studio ginecologico!!!.
Ripeto sono stata fortunata ma essendo di parte mi ha molto amareggiato notare questa situazione. Non me ne vogliano i ciaoini calabresi perché confermo che queste situazioni di mala sanità si verificano anche al nord e toccando con mano certe realtà mi vergogno e come infermiera vorrei poter fare di più perchè tutto questo non accada e non venga a mancare il rispetto e la tutela della salute di qualsiasi cittadino.

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Commenti   

 
# Complimenti Mimmo !Marco 2010-12-12 13:59
Complimenti per l'articolo che accende i riflettori su un argomento che dovrebbe essere il cavallo di battaglia di ogni singolo candidato a Sindaco di Soverato. Invece c'è chi pensa a rispolverare il vecchissimo cavallo di Troia del Porto turistico per entrare nelle simpatie dell'elettorato . I candidati a Sindaco andrebbero interpellati sulla questione dell'Ospedale di Soverato.
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