PD calabrese. La guerra del niente

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Benvenuti al secondo scannamento rituale del PD calabrese. Sul ring Guglielmelli versus Magorno. Segretario provinciale versus segretario regionale, per conto ed in anticipazione del grande match Oliverio versus Callipo. 

Guglielmelli non fa melina e spara subito un cazzotto con intenzione di mandare la coppia avversaria kO immediatamente. Chiede le dimissioni di Magorno. Magorno invece di andare al tappeto sfodera il suo atout: cambia repentinamente la sua faccia con quella di Renzi. Il segretario, a quel punto non può insistere più di tanto.

 

L'oggetto immediato del contendere non ha la minima importanza.

Pare comunque che l'accusa a Magorno sia quella di avere autorizzato la nascita di un nuovo circolo.

E' probabile che, per questa volta, nessuno si farà tanto male ed il match venga immediatamente sospeso.

Ma questa è solo la partita d'inizio del grande campionato delle primarie che ancora non si sa se si fanno, come si fanno e quando si fanno.

Epperò siccome è iniziato, andrà avanti ad ogni costo.

Alla fine ne resterà soltanto uno e non è detto che sia il migliore.

Ieri sera sul lungomare soveratese, Pino Soriero, dopo un breve ed intenso pianto greco sugli investimenti mancati nel sud e sull'isolamento della Calabria ha tuonato con voce chiara e forte: guardate che ci sono anche io!

Non si è ancora schierato il Soriero e non ha neanche spiegato le sue responsabilità (se ci sono) riguardo al denunciato isolamento della Calabria e allo strapotere leghista che rapinava risorse proprio quando lui era il più alto rappresentante politico calabrese…

In ogni caso tutti sono avvisati. In un modo o nell'altro lui ci sarà.

Sembra una guerra vera, ma non illudetevi! Le voci sono grosse, le parole pure, ma non è una lotta tra titani.

Certo è che, almeno per adesso, non c'è un cane che si preoccupa di spiegare a chi dovrebbe votarlo, cosa farà, come ed in che tempi per salvare il culo ai calabresi. Cioè che uno che parli in modo ragionevole e coerente di programmi. Soriero ripropone gli investimenti pubblici ma non spiega come farà ad evitare che se li riprendano i mafiosi.

E dire che questi del PD sono, per adesso, più avanti di tutti.

Nel centro destra infatti è buio tosto.

Nel buio, si sa, si muovono a loro agio i lupi mannari.

Nel buio si fanno le grandi manovre e nel buio nessuno sembra conoscere ancora le strategie del dimesso/non dimesso, trombato/non trombato, condannato/non condannato, presidente Scopelliti.

Lo si è notato ai margini del convegno per lo sfruttamento intensivo della memoria e delle ceneri del compianto magistrato Scopelliti ieri vittima della mafia ed oggi delle rievocazioni elettorali.

Scopelliti, non parliamo del magistrato ma del presidente dimissionario e trombato, si sarebbe incontrato segretamente con Alfano.

Ma in quel convegno c'era una caterva di politici e aspiranti tali e non si può ipotizzare niente di concreto.

Niente.

Niente come il vento che non tira più nel campo dei 5 stelle calabresi.

Qui ogni minima e vitale scintilla è stata bloccata dall'editto dello staff sull'uso del simbolo nei Meet Up e dalle chiacchiere che ne sono seguite su presunti (finora) espulsioni  e repulisti.

E' stato come gettare tonnellate di ghiaccio sulla fiammella di un cero votivo.

Su una speranza ed una preghiera.

Che tale era finora il M5S calabrese nell'animo degli attivisti, dei simpatizzanti e dei tantissimi cittadini che lo hanno votato.

Resta da vedere se, spenta la fiammella e le speranze dei calabresi, i (tanti) voti del M5S torneranno di nuovo ad essere spesi come caparra per la speranza di un posto impossibile, di un favore improbabile o sedimenteranno rabbia e delusione in fredda e feroce ribellione.

Noi, costretti a far la cronaca del niente, restiamo in attesa. 

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