LO SCEMPIO DELLA CALABRIA PROSEGUE

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SCRITTO DA GIOACCHINO CRIACO IL 20 SETTEMBRE 2013

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Ci fossero ancora quei 10.000 Locresi che sconfissero l’esercito dei 130.000 Crotoniati, la devastazione sarebbe impossibile. Quella Calabria eroica non esiste più, bisogna farsene una ragione senza versare troppe lacrime. La Calabria di oggi è una terra smarrita, svuotata della sua idealità, nel suo senso di appartenenza, del suo legame indissolubile con un ambiente fatato. Chi può va via, chi resta sopravvive e le spoglie di un posto che fu glorioso vengono svendute al miglior offerente da un coacervo di traditori composto da piccoli potentati imprenditoriali, ndranghetistici, politici, giudiziari, culturali.

Chi pensa che la mafia sia l’unico problema calabrese si sbaglia di grosso, alcuni lo fanno in buona fede e altri ci marciano. Il dramma della Calabria è un’alleanza di mali, tanti, che si sono alleati fra di loro per garantirsi un ruolo egoistico a danno della collettività calabrese. La ‘ndrangheta è uno degli anelli del male, buono per contenere la tensione sociale, per contrastare la ribellione, un mostro che conculca la libertà a vantaggio di tanti orchi, e attira, strumentalmente su di se le uniche forze vive, quelle della repressione. Intanto la Calabria muore, cessa di esistere dal punto di vista ambientale, il suo aspetto migliore. La Calabria muore a Gioia Tauro, col rigassificatore. Muore a Saline Joniche, con la centrale a carbone. Muore sulla Sila con le centrali a biomasse. Si suicida in Aspromonte con la diga sul Menta.

Agonizza sulle Serre col liquido immondo dell’Alaco. Spira con le migliaia di pale gigantesche del crotonese e del lametino, con il cemento che invade le sue coste. E ora il cerchio continua stringersi, con l’ennesimo colpo alla sua natura, la centrale idroelettrica sull’Allaro. La Calabria consuma meno di un terzo dell’energia elettrica che produce, più del 70% della sua elettricità finisce in rete, per illuminare e muovere il mondo di fuori, senza che alcun beneficio finisca in tasca ai calabresi per compensare il sacrificio. E il perché non lo si capisce, del motivo per cui la Calabria debba immolarsi a vantaggio altrui, quando lo scempio non lo dovrebbe accettare nemmeno per il proprio tornaconto.Ogni giorno, in Calabria, viene concesso il permesso per una nuova trivellazione dello Jonio, che è diventato il gruviera delle multinazionali del petrolio. Ogni giorno la Calabria cede un pezzo del suo paradiso, a vantaggio solo di chi si è arrogato il diritto di mondo11rbarattarla per qualche briciolo di immunità, di notorietà o per un piccolo potere locale. E i calabresi, quelli che restano non capiscono più chi sono gli amici e chi gli ascari. Così fra un po’ anche la selvatica “Gurna Nigra”, la madre dell’Allaro, che per millenni ha portato l’acqua dal cuore della terra, per dissetare gole e riempire stomaci calabresi, verrà addomesticata da una condotta e la sua energia primordiale correrà a ingrandire ancor di più l’egoismo predatorio di un Occidente al quale noi non apparteniamo. Noi siamo fratelli delle siccità africane, ed è giusto che siamo condannati a scappare o a sopravvivere, perché le nostre gonadi non producono più guerrieri ma solo piagnoni o allocchi che il primo pifferaio di passaggio può portare dovunque. Ce la meritiamo questa nuova offesa. Sull’Allaro verrà costruita una gigantesca centrale idroelettrica, che porterà il buio sulla Calabria.

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