Lo show, la politica ed il mandato

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Tutti cercano di interrogare gli eletti per capire cosa succederà. Perché non interrogare gli elettori?

Davvero viviamo in un Truman Show. Almeno per quanto riguarda l'informazione politica. Un set pazzesco dove, giorno e notte, si costruisce, si disfa e si ricostruisce un mondo bizzarro che viene poi catapultato nelle prime pagine e nei titoli di testa delle news.

Così mentre allegramente l'Italia precipita agli ultimi posti lungo le classifiche del vivere civile, assommando fallimenti, licenziamenti, suicidi, disperazione e crolli culturali, il political show, ci riporta, strillato a molte colonne, il mozzicone di frase strappato al deputato cinquestelle o la foto di Grillo incappucciato assemblate ad una accurata selezione delle tante cazzate della chiacchiera politica italiana: commissione dei saggi, convergenze parallele, governassimo e così via blaterando.

E' la democrazia del talk (show).

Una democrazia moderna basata sul sondaggio, sulla dichiarazione obbligatoria da rilasciare al reporter da strada, sulle interviste poi smentite, sugli strilli in diretta che fanno alzare l'audience ed ammosciare i cervelli.

Una democrazia facile che non ha bisogno di lotte, di analisi, di mediazione, di confronto, di rapporto con i sommovimenti sociali, di coerenze, di formazione, di militanza, di sezioni, di assemblee.

Non ha bisogno più neanche delle sedute in parlamento e delle elezioni. Le decisioni, gli accordi, i decreti vengono meglio se prese in pieno show.

Come le torte in faccia.

Una democrazia che non ha bisogno neanche delle elezioni. E' vero che aumentano il giro dello show, ma poi i risultati scombinano tutto. Mostrano che i sondaggisti non capiscono una mazza, che gli opinionisti sono fuori come un balcone, che i più quotati politici da salotto risultano trombati.

Una desolazione!

Per fortuna che i telespettatori dimenticano subito e lo show può riprendere con altri sondaggi, altre opinioni, altre dichiarazione a cavolo.

Una democrazia, quella del talk, che sa farsi rispettare. Che denuncia e stigmatizza come fascismo e nazismo ogni tentazione di governo attraverso il parlamento, la tentazione di votare per ogni cosa, di controllare ogni spesa, documentare in streaming le riunioni.

Stigmatizza come fascismo soprattutto il rifiuto di partecipare allo show.

E' ovvio che se uno non va ai talk e non risponde al cronista d'assalto e non si lascia intervistare è un fascista. Lo dimostra il fatto che va in trattoria anziché al ristorante, che porta lo zainetto, che cammina in gruppo con i suoi. Per capire subito quanto è strano, guardategli il colore dei calzini…

La democrazia di una volta era diversa.

La seguivano anche gli operai e i contadini. Sui giornali, allora, scrivevano  di politica tali Rossi, Salvemini, Prezzolini, Calamandrei e poi Giorgio Bocca,  Pietro Ingrao, Indro Montanelli…

Allora si usava fare l'analisi del voto.

Un esercizio che serviva a capire come erano andate le cose, capire soprattutto quale era il mandato che i cittadini avevano consegnato con il voto.

Lo facevano i  giornalisti più bravi, perché i politici, anche allora, vincevano tutti. Oggi qualche giornale chiede come sono andate le elezioni e cosa bisogna fare  a tale Costantino, che non capisce niente di politica, però è un vero "figo".

Allora facciamola qualche considerazione (non un'analisi che è troppo  difficile)  e vediamo come effettivamente sono andate le elezioni e quale sia  il mandato che la collettività dei cittadini ha inteso dare alle singole forze  politiche e alla classe politica tutta insieme. Probabilmente se questa analisi l'avessero fatta i responsabili politici a partire da Napolitano, non saremmo qui a parlarne.

Centro-sinistra. Si è presentato con un programma di "buon governo" e riforme  nel segno di un cambiamento (graduale e moderato) rispetto ai governi di Centro- Destra. Si è dichiarato contro il Centro-Destra e contro il Movimento 5 Stelle, interessato a dialogare col centro e solo possibilista nei confronti di Ingroia. Anche se è  arrivato primo per una manciata di voti, sia alla Camera che al Senato, ha perso circa tre milioni di voti.

Centro-destra. Si è presentato all'insegna della rivincita contro il governo Monti e contro i centristi traditori, contro il Centro-Sinistra (i comunisti di sempre) contro il M5S anarchici e settari, nel segno della più assoluta continuità Berlusconismo+Lega. Pur riuscendo a prendere solo pochi voti in meno del centro-sinistra, è stato duramente punito dagli elettori che gli hanno dato circa sei milioni di voti in meno.

Movimento 5 Stelle. Esordiente alle elezioni politiche, si è schierato contro tutto il sistema dei partiti con un progetto nuovo e antitetico. Decrescita, trattativa dura con l'europa e l'euro, scuola pubblica, sanità pubblica, energia pubblica, green economy, no tav, salario di sussistenza, ruolo primario del parlamento, democrazia diretta etc. Risultato sorprendente. Primo partito alla Camera, terzo schieramento a pochi voti di distanza dai primi due.

Centro di Monti. Appoggiato dall'Europa, dalla finanza, dai grand commis di stato etc. Si presenta nel segno dell'innovazione e dell'efficienza.  Contro Berlusconi e la Lega. Possibilista critico nei confronti del Centrosinistra. Contro i 5 Stelle. Rispetto alle attese la sua prova è deludente. i suoi leader non vengono eletti o vengono eletti per il rotto della cuffia. Il numero di parlamentari eletto non riesce ad essere utile a nessuna soluzione di governo.

Altra prova deludente che non riesce a superare lo sbarramento è l'alleanza di  sinistra di Ingroia che disperde circa il 3% dei voti.

Questi sono i dati di partenza della situazione più o meno condivisi da tutti.  Le difficoltà arrivano quando questi dati vengono interpretati rispetto, non al  loro effettivo significato, ma rispetto alle attese e agli interessi in gioco.

E' in queste interpretazioni che la democrazia del talk esprime il massimo della sua creatività con le interpretazioni più varie e bislacche.

Ha vinto Berlusconi. Ha vinto Monti. Ha perso Bersani…

In conclusione: il risultato è ambiguo. Non dà certezze.

Ma questa è una bufala  interessata. Perché di certezze, invece, ce ne sono.

Almeno tre o quattro.

Prima certezza. Gli elettori italiani noni vogliono più un governo di Centro- destra. Il Centro-destra ha perso il primato di primo partito e primo  schieramento. Ha perso quasi sei milioni di voti (più di tutti gli altri). E' stato votato da meno del 30% degli elettori che tenuto conto degli astenuti corrisponde a meno del 20% degli italiani. Era ed è contro tutti gli altri schieramenti (80% degli italiani) ampiamente ricambiato.

Seconda certezza. Gli Italiani hanno votato per il cambiamento. Un cambiamento  deciso e radicale. Lo dimostra il fatto che oltre il 70% dei voti sono andati  agli schieramenti che il cambiamento proponevano. (Centro-sinistra + Monti + 5  Stelle + Ingroia + Fermare il declino). E tra coloro che proponevano il cambiamento hanno premiato di più chi,  pur nuovo, proponeva un cambiamento più radicale (Movimento Cinque Stelle)

Terza certezza. Le elezioni non hanno fatto del tutto piazza pulita di  una classe dirigente che ha portato la nazione agli ultimi posti delle classifiche mondiali in tanti settori. Hanno però fatto piazza pulita di tantissime tesi politiche e proposte che hanno tenuto banco e fatto versare  fiumi di inchiostro negli anni appena passati. Le tesi più amate dalla democrazia del talk (extracomunitari, federalismo, devolution, presidenzialismo, governi tecnici, liberismo, centrismo e tutti gli altri

casinismi connessi). Sono rimaste in lizza le problematiche più classiche. Da una parte la questione dello stato  e della gestione del potere (democrazia,  fisco, evasione, mafie, corruzione, malapolitica) e dall'altra le questioni della economia e della cittadinanza (ambiente, lavoro, servizi, distribuzione della ricchezza, sicurezza sociale) Sono queste le problematiche che interessano ai cittadini e che sono effettivamente utili per affrontare con  speranza le sfide del futuro.

Quarta certezza. Tocca al PD e a Bersani proporre soluzioni. Le regole sono regole anche quando vengono chiamate porcelli. Altrimenti va sfarzi fottere anche questo ultimo simulacro doi serietà istituzionale.

Su queste tre certezze può e deve poggiare ogni ipotesi di governance della nazione dopo queste elezioni. E da queste certezze possono nascere ipotesi di lavoro interessanti.

Un governo di larghe intese o governissimo (sic) sarebbe platealmente contro il mandato degli italiani. Sarebbe odiatissimo e contrastato dalla grande maggioranza degli elettori e porterebbe presto allo sfascio totale.

Un governo di minoranza fatto da Bersani con fuoriusciti di qua e di là sarebbe debolissimo e votato al fallimento.

Anche la sospirata alleanza PD + 5 Stelle, se anche fosse possibile, sarebbe inadeguata e non risponderebbe al mandato elettorale. Al madato di cambiamenti radicali non si può rispondere con la tradizionale semplice  spartizione (due ministeri a te e tre a me - cinque punti di programma a te e due a me). Poteva andare bene qualche anno fa. Non con la situazione di adesso. Sarebbe votato al fallimento e trascinerebbe con sé anche la novità del Movimento 5 Stelle.

Paradossalmente la soluzione vera è finora stata e sta ancora, nelle mani  di Bersani.

Nella sua capacità di scegliere di essere un grande leader politico anziché un piccolo e fallimentare aspirante Primo Ministro.

Da leader politico  potrebbe promuovere la nascita di un grande governo diretto e formato dalle tante personalità che la malapolitica ha tenuto fuori dalle istituzioni, per rispondere al mandato degli elettori. Un governo innovatore che non rispecchi una  casta politica spartitoria e screditata, e che si proponga  coraggiosamente di affrontare la soluzione delle questioni votate dagli elettori partendo dalle emergenze.

Praticamente i partiti del centro-sinistra dovrebbero fare esattamente il contrario di  quello che i "politici" hanno sempre fatto. Invece di occupare le istituzioni,  dovrebbero contribuire a ricostruirle restituendo loro dignità e autorevolezza. Ne avrebbero un gran merito ed un grande vantaggio di immagine.

E Grillo? Cosa farebbe Grillo in questo caso?

Grillo è sempre stato attento al rispetto del mandato degli elettori, fino al punto di insultarli, rifiutando platealmente il loro voto, se dato con l'intenzione di spingerlo ad inciuci. Ed è vero che la grande maggioranza degli attivisti ed elettori del  Movimento non approverebbe inciuci e politiche spartitorie.

Ma si può tranquillamente scommettere che all'unanimità sarebbe entusiasta di unire le proprie energie alle energie di altri schieramenti politici se si trattasse davvero di lavorare insieme per risanare questa nostra martoriata patria.

Se si trattasse davvero di ridare ai cittadini lavoro e  dignità ed un po' più di sicurezza nel futuro e tempo ed energia per esercitare il diritto alla felicità.

A costo di essere un po' più poveri.

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