I barbari non hanno le stelle... e Messora è meglio che si dimetta.

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Se mezza Italia sta sott’acqua e cittadini e aziende e case e millenni di storia rischiano di scomparire da un momento all’altro.

Se l’Europa critica e boccia le nostre leggi e le “riforme” e risulta che siamo il paese della corruzione, dei brogli, dei furti di danaro pubblico e delle mafie, fino al punto di superare in “dis-valore corruttivo” non tutti gli altri stati, ma più della metà di tutti gli altri stati messi insieme.

Se i partiti che più portano la responsabilità del disastro economico e morale della nazione si accordano su una legge elettorale che ha lo scopo, apertamente dichiarato, di eliminare dalla competizione politica questo o quel concorrente e se si ostacola e blocca il libero dibattito politico e parlamentare su questo importantissimo argomento.

 

Se le squadre dei poteri criminali fanno liberamente delle strade e delle piazze il loro campo di battaglia e migliaia di sindaci e amministratori pubblici sono costretti a governare col dilemma della sottomissione o del rischio della vita.

Se la metà dei cittadini è sotto la soglia di povertà e più della metà dei giovani non trova lavoro e si contano a centinaia i suicidi e a decine di migliaia le persone che frugano nell’immondizia per mangiare.

Se si possono togliere al paese centinaia di miliardi e distribuirli a banche, fondazioni finanziarie, casinò, e politici di lungo e breve corso. E se si può mettere a repentaglio l’autonomia della Banca d’Italia che detiene le riserve nazionali.

Se tutto questo avviene, come in effetti avviene, e giornali di carta, tg e comunicazione politica e le istituzioni non trovano di meglio che lanciare l’allarme democrazia e paventare l’arrivo della barbarie  per una sgangherata ironia da caserma... 

Allora signori abbiamo veramente un problema. La comunicazione italiana ha veramente un problema. La politica italiana ha veramente un problema. La società italiana ha un problema. Tutta l’Italia ha un problema.

Noi non stiamo solo  correndo verso il disastro totale, ma vi corriamo bendati.

La barbarie è già tra noi ma i barbari non hanno le stelle.

Penso che la benda più pesante ce l’abbiano proprio quelli che credono di avere arzigogolato con la legge elettorale la maniera di salvarsi ancora una volta.

Penso che non abbiano capito che non stanno costruendo un salvagente ma un cappio che li porterà alla rovina e spero che non riescano a trascinarci tutti in questa follia.

Penso che il Movimento 5 Stelle, che si è proposto di “cambiare l’Italia”, debba occuparsi di “cambiare l’italia” e non lasciarsi coinvolgere in stucchevoli ed inutili guerre di chiacchiere, che non avrebbero altro risultato se non quello di confondere le acque e sorvolare sul disastro che incombe.

Penso pure che Claudio Messora debba dare immediatamente le dimissioni.

E’ stato nominato responsabile della comunicazione istituzionale e non capoclaque della curva sud.

Il suo tweet “ironico” non è “solo” scorretto politicamente. E’ scorretto professionalmente.

E ha fatto danni. Non alla Boldrini, nessuno può sostenerlo seriamente, ma agli attivisti, ai parlamentari cinquestelle e ai cittadini che quotidianamente si battono per dare valore e peso alle battaglie che stanno combattendo e si ritrovano costretti a dover parlare di fesserie. 

Il Movimento 5 stelle si è candidato a governare in una situazione gravissima e non al concorso per le battute più grossolane.

Certo sul web si dice di tutto e con disinvoltura. Spesso con troppa disinvoltura.

Certo Beppe Grillo esagera per il “gusto” della battuta. Lo ammette lui stesso. Ed infatti anche per questo non accetta ruoli istituzionali.

Certo la passione politica stimola uscite sopra le righe, paradossi e... fesserie. Ma non è uguale se una fesseria esce nel comizio o nel bar dalla bocca di un attivista o se viene scritta dal responsabile della comunicazione istituzionale di uno dei più grossi movimenti politici che si candida a governare.

Dopotutto e per fortuna alla base e al vertice nel Movimento Cinque Stelle ci si dimette per molto meno.

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