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La democrazia, il mandato, il mito dell'angelino e le anime morte

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Davvero un mito quell"Angelino (Alfano). Non c'é che dire. Continua a galleggiare nella palude politica del centro destra come un perfetto delfino. Si fa per dire. Perché ancora non é per niente chiaro se sia davvero destinato a diventare il successore dello sciupafemmine di Arcore.

Di Angelino si parla in continuazione in questi giorni che preludono al Grande Riposo Estivo del carrozzone politicomediatico. Tra pochi giorni in prima pagina nelle gazzette e negli ultimi talk-shows resteranno solo le abbronzature e i dischi volanti e, forse, qualche mortammazato. Ma per intanto a sollecitare gli acuti commenti e i ponsamenti intellettuali c'é lui il neoforlani siciliano con la testa lucida, l'ultimo democristiano destinato, si dice e si ripete, a tentare rinvigorire come una pillola di viagra (Honny soit qui mal y pense!), il partito del cavaliere pesantemente acciaccato dal virus della Pisapite Referendaria.

Un leader, un delfino, un erede, un successore dinastico, un segretario... Le interpretazioni, quasi sempre servili, (non si sa mai), nel milieu della calciosofia politica italiana, si sciupano. Cosa diventerà? Che farà? E soprattutto...

Quanto potere avrà? Ci vuole la sfera di cristallo?

Non proprio perché la risposta, l'unica possibile e passabile l'ha data subito Bersani: sarà il segretario del PDL? O il segretario di Berlusconi?
Subito derubricata a semplice battuta, la questione posta dal Pier Luigi, é invece importante e va diritta come un treno al nocciolo del problema che gli occhi dei calciosovi politici, imbottiti di scommesse e moviole, non riescono a vedere. Ossia il rapporto tra potere e mandato. E quindi: chi da il potere e a chi si risponde del potere esercitato? Nel caso dell'Angelino, la risposta é retorica Il mandato l'ha ricevuto da Berlusconi e a lui, e soltanto a lui, ne risponde. A cominciare dal discorso di insediamento e alla faccia di chi straparla del PDL come un vero partito.

Ma il ragionamento non può fermarsi qui perché la questione del rapporto tra mandato e potere é la questione essenziale della democrazia e basta riflettere un attimo per capire l'enorme portata della controrivoluzione "berlusconiana".

Capire come, per una specie di magia, il sistema politico italiano sia stato capovolto (ancora, per fortuna, in maniera non irreversibile) e come una democrazia parlamentare perfetta sia diventata una sorta di emirato.

Nella monarchia assoluta il potere proveniva direttamente da Dio. Il re /imperatore riceveva il mandato direttamente da Lui e lo trasmetteva ai suoi discendenti. Il re rispondeva delle sue azioni solo al padreterno o (solo qualche volta e in maniera formale) al suo delegato Papa o gran sacerdote. A parte poche eccezioni (Roma, la magna Grecia, il Rinascimento), in occidente, funzionò così per millenni. Poi la rivoluzione francese portò una grande innovazione: il potere apparteneva al popolo ed il mandato proveniva da esso attraverso le elezioni. Chi governa risponde al popolo che, in un primo tempo, poteva addirittura togliere il mandato.

Dopo la rivoluzione francese c'é stato un tira e molla e passi indietro e nuovi passi in avanti fino ad arrivare alle moderne democrazie rappresentative ove il mandato é dato dai cittadini attraverso le elezioni e chi lo riceve il mandato rappresenta, in vario modo e per vario tempo gli stessi cittadini.
In Italia, dopo il fascismo, viene elaborato un sistema parlamentare "perfetto". I cittadini, attraverso le elezioni, danno il mandato ai parlamentari, i quali danno il mandato al governo. Il parlamento risponde ai cittadini ed il governo risponde al parlamento. I poteri (legislativo, esecutivo e giudiziario) sono nettamente separati ed autonomi e ci sono strumenti di controllo e mediazione.

Formalmente questo sistema non é mai cambiato, ma nei fatti é stato stravolto da un uso "creativo" e da una serie di leggi, tra cui quella elettorale.
I cittadini italiani del terzo millennio, ogni cinque anni, eleggono un signore che ha già nominato i suoi parlamentari, che nomina i suoi ministri e pretende di nominare pure i magistrati e tutte le istituzioni di controllo e mediazione. Il mandato viene così dato una tantum al signore e padrone il quale, a sua volta, lo distribuisce a dei sottoposti che a lui e solo a lui rispondono.
In un sistema siffatto i partiti/persona sono puri e semplici strumenti di raccolta, organizzazione e gestione del consenso e delle clientele, al diretto servizio del signore e padrone. Effimere espressioni larvali dei magnifici strumenti di lotta, di elaborazione, di formazione e di democrazia che erano i partiti alla nascita.

E cosa sono diventate le moltitudini di persone (più di mezzo milione di individui) che in ogni dove a ad ogni livello esercitano il "potere politico" con un mandato che gli proviene, nella migliore delle ipotesi, dalla acquiescenza al proprio capo quando non dal più bieco servilismo o peggio (Minetti docet)?

La casta li definisce il famoso libro di Stella. ma é un nome ingannevole, valido più per la prima repubblica, ove i politici ancora avevano consensi propri ed esercitavano un potere proprio.

Cavallette potrebbero chiamarsi oggi in base al loro potenziale scialacquatoria e corruttiva...

O anime morte, per le quali noi, novelli sudditi dello zar di Arcore, dovremo continuare a pagare tasse e prebende.

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