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Pensioni disonorevoli

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3000 euro al mese per tutta la vita dopo un solo giorno di lavoro!

Per avere diritto ad una pensione (quasi da fame), attualmente occorre lavorare almeno fino a 65 anni e versare contributi per una quarantina.

Per questo milioni di italiani che non sono riusciti ad avere sempre il lavoro ed hanno dovuto sopportare le angosce della disoccupazione e del precariato, non matureranno mai il diritto alla pensione.

 

Per i politici è tutto diverso. In Italia deputati e senatori (nazionali e regionali) maturano il diritto alla pensione di regola dopo appena una legislatura (più o meno cinque anni) ma vi sono casi di pensioni date dopo solo un giorno di attività parlamentare. Per loro non si tratta di una pensione da fame ma della bella somma di oltre 3.000 euro al mese.

Loro dicono che quella non è una pensione ma un vitalizio. Ossia uno stipendio mensile che percepiranno per tutta la vita. Se non è zuppa è pan bagnato. Ma in fondo è vero. La pensione è un'altra o probabilmente molte altre. Infatti questi signori oltre al vitalizio percepiscono altre laute pensioni (di dirigenti statali, di giornalisti, di impiegati statali etc) E il fatto di percepire il vitalizio di onorevoli non inficia o modifica in alcun modo gli altri tipi di pensione.

Per i poveracci che percepiscono l'elemosina dell'assegno sociale invece basta che il coniuge abbia anche solo una pensione da fame perché venga tolta anche quella elemosina.

Il 21 settembre 2010 il deputato Antonio Borghesi ha proposto l'abolizione del vitalizio che spetta ai parlamentari dopo solo 5 anni di legislatura in quanto affermava cha tale trattamento risultava iniquo rispetto a quello previsto dai lavoratori che devono versare 40 anni di contributi per avere diritto ad una pensione.
Ecco com'è finita:
· Presenti 525
· Votanti 520
· Astenuti 5
· Maggioranza 261
· Hanno votato sì 22
· Hanno votato no 498).

Ecco un estratto del discorso di presentazione del provvedimento presentato alla Camera :

Penso che nessun cittadino e nessun lavoratore al di fuori di qui possa accettare l’idea che gli si chieda, per poter percepire un vitalizio o una pensione, di versare contributi per quarant’anni, quando qui dentro sono sufficienti cinque anni per percepire un vitalizio. È una distanza tra il Paese reale e questa istituzione che deve essere ridotta ed evitata. Non sarà mai accettabile per nessuno che vi siano persone che hanno fatto il parlamentare per un giorno - ce ne sono tre - e percepiscono più di 3.000 euro al mese di vitalizio. Non si potrà mai accettare che ci siano altre persone rimaste qui per sessantotto giorni, dimessisi per incompatibilità, che percepiscono un assegno vitalizio di più di 3.000 euro al mese. C’è la vedova di un parlamentare che non ha mai messo piede materialmente in Parlamento, eppure percepisce un assegno di reversibilità.
Credo che questo sia un tema al quale bisogna porre rimedio e la nostra proposta, che stava in quel progetto di legge e che sta in questo ordine del giorno, è che si provveda alla soppressione degli assegni vitalizi, sia per i deputati in carica che per quelli cessati, chiedendo invece di versare i contributi che a noi sono stati trattenuti all’ente di previdenza, se il deputato svolgeva precedentemente un lavoro, oppure al fondo che l’INPS ha creato con gestione a tassazione separata.
Ciò permetterebbe ad ognuno di cumulare quei versamenti con gli altri nell’arco della sua vita e, secondo i criteri normali di ogni cittadino e di ogni lavoratore, percepirebbe poi una pensione conseguente ai versamenti realizzati.
Proprio la Corte costituzionale, con la sentenza richiamata dai colleghi questori, ha permesso invece di dire che non si tratta di una pensione, che non esistono dunque diritti quesiti e che, con una semplice delibera dell’Ufficio di Presidenza, si potrebbe procedere nel senso da noi prospettato,che consentirebbe di fare risparmiare al bilancio della Camera e anche a tutti i cittadini e ai contribuenti italiani circa 150 milioni di euro l’anno.

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